“Sono anni ormai che sentiamo la parola ‘Aspetta’. Risuona negli occhi di ogni italiano con pungente familiarità. Forse è facile per quelli che non hanno mai sentito l’oppressione della precarietà dire ‘Aspetta’. Ma quando hai visto le masse esagitato dal suono degli attacchi alle istituzioni democratiche e alla magistratura; quando hai visto poliziotti col manganello diventare gli unici referenti delle istituzioni e picchiare i tuoi amici; quando vedi la grande maggioranza dei giovani italiani penare per farsi strada in un sistema ingiusto dove pochi prosperano alle spese delle nostre speranze di un futuro migliore… Quando combatti sempre contro la sensazione degenerante del sentirti una nullità – allora capirai perché ci viene difficile aspettare.”
Liberamente ispirato da un sermone di Martin Luther King. Tradotto in italiano, mi è bastato solo cambiare poche frasi. Ed ho notato che la grammatica profonda della rivoluzione sociale è sempre la stessa, e che le parole di MLK sono incredibilmente attuali e si adattano alla perfezione alla miseria Italia di oggi, tanto bisognosa di un cambiamento radicale.

È successo l’altra sera al supermercato.
Io e P. chiacchieriamo mentre facciamo la spesa insieme. Sentiamo dietro di noi delle voci forti. Una ragazza alza la voce e prende a insulti una donna sulla cinquantina. La guardia del market è tra loro due, a fare da scudo. La ragazza, capelli corvini sulle spalle e tono stridulo della voce, sembra piena d’odio verso la donna, e riesce a colpirla con uno schiaffo malgrado il corpo del guardiano provasse a separarle. La donna non si difende, ma si piega in basso urlando – è un urlo grave, come se le provenisse dal profondo dello stomaco, che forse suona quasi come un segnale di resa per la sua aguzzina, o una diga che si è rotta, perché ora insiste con le sue minacce e cerca di nuovo di colpire la donna, ormai piegata a terra. Mi avvicino a loro ed allargando un braccio verso la ragazza alzo la voce e dico “Easy! Easy!” spingendola via.
Sentendosi costretta, ora la ragazza mi fissa negli occhi e blatera qualcosa del tipo non sono affari tuoi, non ti immischiare, roba del genere. Non lo ricordo perché non l’ho voluta ascoltare. Arrivano altre persone, tra cui la madre di questa ragazza, che le è ora alle spalle e le parla per attirare l’attenzione della figlia su di sé. Altri commessi sono arrivati intanto e cercano di tenere le due donne a distanza. La situazione sembra tornare normale, le nostre presenze diventano superflue così io cerco con lo sguardo P. e torniamo alla nostra spesa, verso il banco del pane.
Ma la donna che era stata aggredita è rimasta a terra. È esplosa subito in profondi singhiozzi dopo essere stata colpita. Seduta per terra, umiliata, poggia la schiena all’espositore dei formaggi e tiene in mano un telefono cellulare. Rimane lì da sola, continuando a piangere, ed ora sta farfugliando qualcosa al telefono.
Io per Natale non ci sono stato a casa / That’s a big deal! How comes? / Non lo so perché, sono due natali che non passo a casa / Con le persone anziane? È davvero bellissimo! / Il concetto di anomia /
È così infinito non amare, ed attendere sulla sponda di un fiume rotondo / Marco me lo lasci un posticino accanto a te? / La mattina che G. morì nell’incidente, mio zio piangeva come un bambino. Io lo abbracciai pensando che non vorrei mai vedere un uomo in una condizione del genere / Ma una ragazza bionda forse gli voleva dire / Che l’uomo è grande, l’uomo è vivo, l’uomo non è guerra.
Saranno passati un paio di minuti, e possiamo vedere da una breve distanza che questa donna è ancora sola, e non smette di piangere. La raggiungo di nuovo.
Ora le sono vicino, piegato verso di lei. Ha dei capelli corti da bambino, buttati in avanti, e una mandibola pronunciata, quasi mascolina. Piange voltando il viso da destra a sinistra. Prima ancora che le chieda cosa succede lei dice che sta chiamando la polizia ma che nessuno al telefono le crede. Provo un senso di pietà. Le passo una mano sul braccio dicendo che va tutto bene, che qualcuno sta arrivando. Un commesso del market le prende il cellulare di mano e conferma alla polizia, mandate qualcuno per favore.
Quando lavoravo al pub anche io la sera mi appoggiavo al muro, seduto per terra e poggiando la schiena, forse non pensando a nulla. Forse aspettando che qualcosa andasse via da me.
Guardate che è tutto vero. Indeed. Perché le cose quando ti sono lontane sembrano incredibilmente piccole. E da vicine ti travolgono. Le passo la mano sul braccio, cerco di confortarla fino a che non arrivano altre persone, arriva suo figlio, e la mia presenza non è più necessaria.
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In two languages because it’s the way now I feel I can express my thoughts. |
In due lingue perché è questo il modo in cui ora sento di poter esprimere i miei pensieri. |
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Rise – Eddie Vedder
http://www.youtube.com/watch?v=32Js2Ef5Ojg |
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Such is the way of the world
You can never know
Just where to put all your faith
And how will it grow
Gonna rise up
Burning back holes in dark memories
Gonna rise up
Turning mistakes into gold
Such is the passage of time
Too fast to fold
And suddenly swallowed by signs
Low and behold
Gonna rise up
Find my direction magnetically
Gonna rise up
Throw down my ace in the hole
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È così che va il mondo Mi rialzerò
Bruciando i fossi in cattivi ricordi Mi rialzerò Trasformando gli sbagli in oro È così che passa il tempo Troppo veloce per piegarlo Improvvisamente inghiottito dai segnali E guarda che succede Mi rialzerò |
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Anni fa una mia zia venne a passare il periodo di Natale a casa da me e i miei genitori. Le volevo già un gran bene, ma conoscevo poco i dolori attraverso cui era passata. Ci capitò di parlare della sua giovinezza, e le chiesi come era lei alla mia età. Mi rispose dicendo una cosa che non dimenticherò mai in vita mia: “Quando ero giovane credevo che la mia vita sarebbe stata un inferno. Ed infatti così è stata”.
Sentii questa frase che avevo forse vent’anni. Mi venne un profondo senso di commozione per tanta sincerità, ma a questa sensazione fece posto un’altra. Mi tremarono i polsi perché ero in pericolo. A quell’epoca io ero convinto che la mia vita sarebbe stata un inferno. Se era vero che il modo in cui ti raffiguri la vita ne influenzerà decisamente il corso, dove stavo andando? Presi quella riflessione come un monito sempre valido. Se non sei capace di immaginare la felicità, come farai mai a riconoscerla se mai dovesse arrivare tra le tue braccia?
Pensare la gioia, immaginarla, costruirla per sé e per il mondo attorno a sé. Avere il coraggio di desiderare la propria gioia, renderla vera con immagini nitide, elevarsi al proprio potenziale attraverso il potere trainante di un ideale.
E' tempo di desiderare.
