
foto di goleman, http://flickr.com/photos/tedconference/442899600/

Verrà il giorno, per il mio Paese. Sarà il riscatto della speranza sopra il piede che ci schiaccia. I cigni nuoteranno nel lago, e i delinquenti saranno in carcere, non come adesso che avviene il contrario. Sarà il giorno in cui saremo orgogliosi di andare a votare, avremo libertà di pensare e dire. Ci renderemo liberi, cioè responsabili del nostro futuro. Il giorno della gentilezza e della fiducia nel prossimo. Il giorno in cui godremo di un benessere vero e non indotto da falsi bisogni. Il giorno in cui daremo alla terra più di quanto stiamo prendendo in prestito da Lei.
Sogno il giorno, e lo devo –lo dobbiamo- costruire.
Sogno il giorno in cui la libertà sarà tanto più bella perché ce la saremo guadagnata, e la forza della verità costruirà in modo pacifico il nostro stato ideale, e avremo il coraggio di sognare, di saltare nel vuoto verso un futuro di onestà e giustizia, dove il lavoro di ognuno è al servizio del bene comune e di una gioia più grande. Ci sarà verità e musica su ogni ramo, pace nelle strade, fiducia negli occhi del prossimo, eguaglianza, eguaglianza, eguaglianza ho detto. Saremo ricchi ed orgogliosi di una cultura nel pieno del suo vigore, e ci sentiremo così forti di essa che ogni apertura alla diversità sarà vista come autentico arricchimento.
Vorrei sognassimo il nostro Paese come si sogna l’ideale dell’Io, come possiamo immaginare la gioia più grande. Gioia peculiare, nostrana, eppure fondata sulle radici comuni a tutta l’umanità nei suoi bisogni fondamentali. Una gioia che non opprime nessuno e in nessuno muove invidia. Sogno il giorno in cui ciò che è di interesse comune sia esposto in una teca di vetro, dove le banche avranno mura di vetro e potrai vedere tutto quel che vi accade dentro, e terremo segreti solo i sentimenti più puri verso le persone che amiamo.
La nostra vittoria, ci tengo a dirlo, non sarà un’orgia di sangue, non sarà una bandiera nuova che sventola su un terreno fumante, perché chi ha troppa sete di vendetta uccide il suo aguzzino per sentirsi legittimato ad incarnarne la ferocia. Questo non ci accadrà. Perché il nostro desiderio sarà genuino, e molto più forte della rabbia; perché avremo cura di identificare per primo il nemico che è dentro di noi, ed il cambiamento esteriore sarà riflesso naturale (e conseguenza) del cambiamento interiore.
Guarderemo al passato di cui ci sentiamo orgogliosi e di fronte alle scelte del presente ci chiederemo, mettendo a nudo il nostro cuore: “Cosa avrebbero fatto di fronte a questa scelta i nostri padri fondatori, i nostri eroi?” Interrogheremo così il nostro cuore per prendere coraggio e rompere i dubbi. Ma il riferimento più importante per informare le nostre scelte saranno i nostri figli. È a loro che dovremo rendere conto: loro, il nostro sangue e i nostri volti di domani. Terremo in mente la loro voce ogni volta che con le nostre scelte consolidiamo un sistema, vivendovi passivamente all’interno, oppure quando lavoriamo per costruirne un altro. Dobbiamo farci trovare pronti: ci chiederanno “Dov’eri quando nel tuo Paese accadeva questo?” E ancora: “Da che parte stavi? Cosa hai fatto? Come combattevi?” Ci dobbiamo rendere responsabili ad ogni passo del nostro incredibile, difficile, accidentato cammino. Sapranno col tempo a venire che accadde qualcosa di importante in Italia a quell’epoca, e noi potremo dire che c’eravamo. Magari eravamo solo semi in una tempesta di grano, ma c’eravamo.

Sono fortunato. Lo so, lo ripeto spesso in questi mesi. Ma è così. Studio quello che considero il master più bello del mondo, e tra due settimane sarà finita e non voglio pensare agli addii perché saranno dolori ma piuttosto ad una evoluzione naturale, ad un andare nel mondo a diffondere il nostro entusiasmo e la nostra conoscenza.
Tutti gli amministratori delegati italiani delle maggiori compagnie dovrebbero sapere cosa succede nel mondo dello sviluppo sostenibile, dovrebbero conoscere le condizioni di vita dei paesi meno fortunati, dovrebbero avere un’idea della leadership come servizio sociale, dovrebbero sapere cosa si intende per Ecological Economics.
Durante quest’anno qui ho la fortuna di avere incontrato imprenditori dalla forte personalità e dal senso della leadership orientato alle persone. Di questo specialmente voglio parlarvi oggi. G. C. è stato CEO di una catena della grande distribuzione organizzata negli Stati Uniti. Aveva un hobby speciale le domeniche. Stava nel parcheggio dello stabilimento ad aspettare le famiglie che caricassero la loro vettura quando finivano gli acquisti. Si fingeva un semplice lavoratore, e chiedeva loro di poterli aiutare a caricare la macchina con la loro spesa – intanto chiedeva cose del tipo “Vi è piaciuta la vostra giornata qui? Ci ritornerete? Ne parlerete ad amici e parenti?” Per darvi un’idea di che imprenditore è stato.
P.R. è stato capo di una catena di grande distribuzione in Canada. Una marca di acque minerali in vendita in bottiglie di plastica nella catena di negozi di cui era a capo aveva subito l’attacco di alcune pubblicazioni scientifiche, secondo cui la plastica di quelle bottiglie conteneva una candeggina potenzialmente dannosa. C’era dibattito sull’attendibilità dei dati scientifici. Il consiglio di amministrazione decise di applicare un principio semplice: finché non siamo sicuri della sua potenziale tossicità, togliamo queste bottiglie dal mercato, fino a che non proviamo oltre ogni ragionevole dubbio che il prodotto è sicuro. Le aziende di solito applicano il principio opposto: fino a che non si prova con certezza che il prodotto provoca danni alla salute, lo teniamo sugli scaffali.
L’azienda cui P.R. è stato a capo per otto anni ha raddoppiato il suo fatturato durante la sua presidenza.
Ieri sera ho parlato con un mio compagno di corso. M. e' sudanese, e quando arrivo' qui a Karlskrona a Settembre ci spiazzo' tutti dicendo "Qui e' davvero bello: posso dormire la notte senza sentire i fischi delle bombe, come quando vivevo in Darfur." Fu una lezione per tutti noi, ci aiuto' a renderci conto di quanto siamo fortunati a vivere in questo angolo del mondo. Fu anche una lezione perche' lo scopo ultimo di chi lavora nel settore dello sviluppo sostenibile non e' genericamente "salvare l'ambiente" (perche' se noi umani ci dovessimo estinguere domani il pianeta continuerebbe a vivere benissimo anche senza di noi) ma migliorare la condizione dell'uomo nel mondo. Compassione, nel suo senso ampio del termine.
Non avrei mai immaginato che M. leggesse con ammirazione libri di Antonio Gramsci. Quando me l'ha detto la cosa mi ha riempito di orgoglio di essere italiano. Mi ha quasi commosso, e non saprei spiegare chiaramente il perche' mi sia emozionato cosi' tanto. Chi mi conosce sa quanto sono critico nei confronti del nostro paese. Una volta tanto, di questo orgoglio ne avevo bisogno davvero. Dedico a lui e a voi la citazione qui sotto. Marco.
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia.L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".
11 febbraio 1917
Di solito non parlo molto di politica su questo blog. E' una questione di stile per me, non di mancanza di interesse. Ho sempre tenuto questo spazio come un diario piu' che un mezzo di informazione. Anche perché di informazione se ne fa molta là fuori, in tutti gli altri blog.
Ma in questo caso devo davvero aggiungere la mia voce a quello che sta succedendo in Italia. Ho raccontato alla mia coinquilina americana il caso Schifani (sì, riprendiamoci il linguaggio, porca miseria, questo va chiamato caso Schifani) e la sua reazione è stata sbalordita. Semplicemente, non le sembrava possibile che si facesse tanto casino attorno al giornalista e tanto silenzio attorno alla notizia di per sè.
In Italia ci stiamo abituando al peggio e lo stiamo considerando ogni giorno sempre piu' normale.
Marco Travaglio è uno dei migliori giornalisti italiani. In un altro paese sarebbe 'solo' un grande giornalista, ma in Italia rappresenta una delle mie poche speranze. Sono completamente dalla sua parte. Se qualcuno si permette di toccarlo, mandatemi a dire.
... Think about which Country. Ok, so today my wishlist of countries where I want to move includes:
- Spain;
- Sweden;
- UK;
- Denmark;
thanks for the tip, man!